Yet another late-night thought | Altro notturno

No matter if you’re son of a night of wilderness or of unwieldy fitting of legs and  awkwardness; no matter if what you see outside of your window is red bricks and loud school kids or suited-up men with their expensive toy, if you work three shifts to pay the rent or if the size of your thighs is a competition with those portraits found at the bus stop – civil union between fasting teenagers and the serenade called “honey give me a smile and please go eat some more celery before you faint, but not too much or your stomach will bloat”.

And it may happen that stumbling in these foggy autumn afternoons you suddenly feel that this rain is just water and these streets just a temporary background to your stories. But one has to start somewhere – from an unpaid night shift or a burning workout, a poorly-drawn portrait or a cheap trip.  Everyone has to start somewhere, no matter the late nights or the cold waiting for you outside the blanket of dreams you’ve been covering your eyes with. Someone is always going to be wittier, skinnier and probably better at making pasta than you.

So this is my advice, yet another attempt to try and rescue myself through this night memo. Leave that boring routine you’ve been adapting to your ass until you got comfortable, undress of those old shoes and pretend you know how to dance the Bachata, turn off the TV and go sing to the one you love or to the first stranger who meets your eyes.

This may not be your best performance, but now you’re here why not playing?

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Poco importa se sei figlio di notte infuocata o di impacciati intrecci di gambe e imbarazzi; non importa nemmeno se fuori dalla finestra la vista è di colate di mattoni rosi e bambini di scuola o di uomini in cravatta coi loro giocattoli costosi; se lavori tre turni per pagare l’affitto o se il cerchio delle tue cosce è una continua gara con i ritratti che trovi alla fermata del bus – immagini figlie di unioni civili fra adolescenti affamate e la serenata chiamata “sorridi tesoro e va’ a mangiare un po’ di sedano prima di svenire, ma non esagerare o ti si gonfia la pancia”.

E succederà che inciamando in questi nebbiosi pomeriggi d’autunno realizzerai che pioggia è solo acqua e queste strade solo uno sfondo temporaneo alle tue storie. Ma da quaalche parte dobbiamo cominciare, non  hanno importanza le notti in bianco e il freddo che ti aspetta fuori dalla coperta di sogni con cui ti copri gli occhi. Ci sarà sempre qualcuno più furbo, più magro e probabilmente più bravo a fare la pasta di quanto non sia tu.

Quindi questo è il mio consiglio – altro tentativo di salvare me stessa, promemoria scritto nel buio della sera. Svèstiti della routine a cui ti sei adattato tanto da sentirla comoda, sfilati quelle scarpe impolverate e fingi di sapere come si balla la Bachata, spegni la tv e và a cantare alla tua dolce metà o a chi ti passa accanto e incrocia i tuoi occhi.

Magari questo non è il tuo migliore spettacolo, ma ormai che sei qui perchè non recitare?

 

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